14 jul. 2011

La retorica del amor

Si hay algo que no me gusta es la retorica (excepto la retorica de la retorica que en cambio me encanta). Si hay algo que todavía me gusta meno es la retorica del amor. No la puedo sufrir. Este modo de ver el amor como algo perfecto, como la victoria del bien, del bello, del hermoso, del perfumado, de los colores coordinados, de las mariposas, de la casa que huele a incienso y velas … no por favor no. Por suerte el amor es algo totalmente distinto y mucho más interesante. Si el amor huele a algo huele a mal como el vestuario de un gimnasio. Huele a campo de batalla. Huele a sangre, a sudor, huele a sabánas empapadas de hambre, huele a venganza, a miedo, incluso a oportunismo y a egoísmo. Y si nos dejamos llevar por esa retorica del amor es por el miedo de ver las cosa así como son de verdad. Así como cada día limpiamos el cuarto de baño para que no se vea de qué estamos hechos. Pero el amor allí está, en aquella mancha más oscura y más oleosa, que trae en si misma todo lo que hemos estado y comido y respirado. Allí está el amor y su raíces, y no en las cenitas con los amigos para compartir nuestra felicidad, o en las fotitos colgadas en facebook, o en aquella serenidad que tan nos gusta aparentar. No no, que eso no tiene que ver nada con el amor, tiene que ver mucho más con la costumbre de llevar calzoncillos limpios (cosa sin embargo sana y justa y claro y por supuesto).
Por favor que todos hemos amado y lo sabemos muy bien que es el amor. Que lo sabemos muy bien que cuando llevamos alguien al orgasmo, lo hacemos porque nos gusta sentirnos Dios. Y cuando, en cambio nos dejamos llevar al orgasmo lo hacemos porque nos gusta, por un instante, sentirnos el hijo más querido de Dios. Y esta lucha desconsiderada queda secreta y inenarrable entre los dos, que a veces me parece que las parejas pasean cogidas del brazo por el miedo a que el otro salga a gritar al mundo lo que no se puede contar. Que soy la nada delante de ti y tú, que eres Dios, te has hecho polvo para ganarte un beso mio.

21 may. 2011

M-15 “El pueblo unido jamàs serà vencido” (venerdì notte a Puerta del Sol)

E’ sabato notte a Madrid, la città della movida. Eppure "terrazza" per "terrazza", bar dopo bar, quartiere dopo quartiere, dalla Latina fino a Malasaña gira la stessa idea: passare per Puerta del Sol, prima di mezza notte, ora in cui il Tribunale Elettorale Nazionale ha deciso che gli assembramenti in tutte le piazze di Spagna saranno illegali perche disturberebbero le elezioni di domenica.
Bel problema uno Stato che si vede riempite tutte le sue piazze di gente che, al di la di tutto, grida: non ci rappresentate più. Bel problema, comunque la pensiate.

Puerta del Sol è piccola questa notte. La gente, le tende e i ragazzi ormai straripano nelle strade limitrofe. Il bel palazzo della Regione, che domina con il suo campanile la piazza, è illuminato come un giorno di festa. E’ da quel campanile che tutta Spagna, in diretta televisiva, ascolta l’arrivo della mezzanotte a capodanno. Sembra fatto a posta.
E’ una piazza strana Puerta del Sol oggi. E’ diversa da ieri, è diversa dall’altro ieri. Non solo più gente, ma anche più consapevole. Oggi il mio amico Mario su facebook scriveva: “Somos noticia en Franci (siamo notizia in Francia)”. Tutti hanno saputo di ciò che stanno tentando di fare in Italia e in Germania e in Inghilterra. E’ una piazza più orgogliosa oggi. Quell’orgoglio spavaldo e un po’ stupito, tipico di un paese che si è sempre sentito in ultima fila. Qualcuno l’ha anche scritto su un grande telone. E’ una piazza strana Puerta del Sol oggi, una piazza senza palco. Senza nessuno che la dirige. Senza un punto esatto dove guardare. Così a ogni metro succede qualcosa di diverso. Così tutti ci guardiamo negli occhi. A quest’ora della notte, c’è troppa gente per una assemblea o un dibattito però ci sono concerti. Chiunque ha una chitarra l’ha portata. Un gruppo di signori, sax, flauto traverso e tromba, suonano un pezzo jazz. Poco più in la c’è una intera famiglia, mamma papà, bimbo e bimba. La bimba legge molto composta un libro seduta su uno zaino mentre il fratellino colora un foglio di carta. Un amico che il venerdì sera canta in un coro mi telefona e mi racconta che questa sera si è deciso di andare a cantare in piazza. Il clima è sereno, qui nessuno ha paura di un incidente o di una provocazione. E’ quasi assente un servizio d’ordine. E questo sembra strano visto dall’Italia ma non lo è visto da qui, dal cielo di questa città buona e pacioccona. Speriamo che abbiano ragione. Su Twitter però gira un volantino con le istruzioni di come comportarsi in caso di atti violenti o di un tentativo di sgombero: sedersi a terra, alzare le mani, reagire, tassativamente, in una forma non violenta.
Ore 11.55, si avvicina la mezzanotte. L’idea, la rete la diffonde da oggi pomeriggio, è accogliere le 00 del sabato in assoluto silenzio. E a mano a mano che si avvicina la mezzanotte mi chiedo se si farà, se questa enorme piazza straripante di gente saprà, senza alcun comando, azzittirsi. Hanno appeso un cartello con su scritto: “esto no es un botellon” (un botellon è come si chiama qui il bere per strada).
La lancetta dei minuti su avvicinano alle 12. Tutti guardiamo verso il campanile e, improvvisamente, succede. Come un contagio. Si fa silenzio. Un silenzio totale.
La piazza è enorme, così piena di gente è impossibile vederne l’altro lato, eppure non si sente un sospiro. E fa quasi paura tanta gente, unita e silenziosa. Alle 00 si sentono i ritocchi della campana. Un suono flebile (non è il Big Ben) e tutti alziamo le mani e le moviamo in un applauso silenzioso. 12 rintocchi. In un silenzio da chiesa. Sola una persona prova a gridare: “capullos” (stronzi) ma tutti la azzittiamo. Ci si tiene a questo silenzio. ¡Lo queremos! (lo vogliamo). Poi i rintocchi finiscono e lentamente, dalla pancia della piazza, dalla pancia di Puerta del Sol (che è virtualmente il centro della Spagna), comincia a salire un grido: “El pueblo unido jamàs serà vencido. El pueblo unido jamàs serà vencido”. E ancora più forte: “El pueblo unido jamàs serà vencido”. E a me vengono i brividi, ma veramente! L’ho ascoltata milione di volte questa canzone nelle manifestazioni in Italia ma è la prima volta che la ascolto qui. E per quanto è un pensiero stupido, tipicamente mio, penso che a gridarla questa volta sono spagnoli, sono persone che parlano la lingua di quella canzone, la parlano la mattina chiedendo un caffè, facendo la spesa andando a un colloquio di lavoro e questo la rende diversa, la rende più autentica. E mi sento un po’ turista, un po’ straniero, un po’ spagnolo e lo grido anche io: El pueblo unido jamàs serà vencido.
Questa notte si dorme tutti in piazza (e mi manca un poco il mio compagno che è a casa a dormire, che domani lavora).





19 may. 2011

M-15 Puerta del Sol (17.30)

Per Calle de la Montera, uno dei principali accessi a Puerta del Sol si vedono tanti ragazzi scendere verso la piazza con buste piene di cibo e cassette di frutta. Qualcuno ha lo zaino e il sacco a pelo e la macchina fotografica. Altri arrivano in bicicletta schivando i soliti compratori d’oro che ci sono li. Il cordone di polizia che fino ad oggi pomeriggio faceva da ingresso alla piazza ora è scomparso. Ci si prepara alla notte. E questa volta in forma molto più organizzata.

Alle 17.30 Puerta del Sol si è trasformata in una vera tendopoli. Siccome minaccia ancora di piovere si è stesa una ragnatela di corde approfittando dei lampioni e della statua equestre al centro della piazza. Sulle corde sono stati poggiati teloni azzurri e verdi. La piazza è quasi irriconoscibile. Assomiglia a un mercato arabo e si scivola da tenda a tenda in un dedalo di viuzze strapiene di foglietti di carta con sopra idee e frasi. Sotto un grosso ombrellone si è steso un tappeto e seduti in circolo una quarantina di persone discutono. Più in la, con assi di legno, si è improvvisato un bancone che da informazioni. Un ragazzo appende un cartello con su scritto: “Abbiamo bisogno di: scope, coperte, frigoriferi, tavole di legno, chiodi, strofinacci, cibo” ecc. ecc. Un cartello mi colpisce in particolare, dice: “In qualsiasi momento hai il potere di dire: questa non è la maniera in cui la storia termina. In appoggio al #15M”. E’ questo, definitivamente, il nome del movimento, con il # a segnalare l’importanza che ha avuto e sta avendo Twitter. Pero qui già nessuno lo chiama più Movimento, ma si parla apertamente di Rivoluzione. Viene da domandarsi se sanno quello che stanno facendo. L’unico cartello stampato, per così dire “professionale” elenca le richieste. 

RIVOLUZIONE SPAGNOLA, QUELLO CHE VOGLIAMO:
REFERENDUM POPOLARE COME IN ISLANDA
GLI IMPUTATI FUORI DALLE LISTE ELETTORALI
NON ABBIAMO BISOGNO DI UN SENATO
BASTA CON I VITALIZI AI POLITICI
MEZZI DI INFORMAZIONE LIBERI, CHE DIFFONDANO QUESTO
E QUESTO E’ SOLO IL PRINCIPIO, VOGLIAMO UNA DEMOCRAZIA REALE ORA!
ABBIAMO IL CLIMA PERFETTO PER FAR CONTINUARE LA NOSTRA RIVOLUZIONE ACCAMPANDOCI PER TUTTA LA SPAGNA

Hanno portato un gruppo elettrogeno; questa notte ci sarà luce. Proprio accanto c’è una specie di mensa. Vedo molta frutta, pane, salumi e anche pizza. Due bambini chiedono un’aranciata. Non circola denaro. Mi dicono che tra un paio di ore ci sarà un assemblea. Intanto sui tetti dei palazzi spuntano le telecamere. Anche le televisioni si stanno organizzando per la notte. Scrivere, chattare, scattare foto e improvvisarsi giornalisti è la cosa più comune. Un gruppo di turisti americani, si aggira con l’aria stupita e un’espressione tipo: “molto pittoresco”. Qualcuno gli dica che non è una corrida e nessuno si mettere a ballare il flamenco. Rettifico: proprio ora un gruppo di ragazzi con la chitarra si è messo a strimpellare una “sevillana”. Madrid rimane Madrid. Un megafono informa: sono stati istituiti Punti Puliti dove si procederà la racconta differenziata della spazzatura. Incredibile questi ragazzi cominciano la loro rivoluzione dalla raccolta differenziata. E questo probabilmente è il segno della forza delle loro idee. Un bellissimo ragazzo, dall’aria triste seduto a terra ha un naso rosso da pagliaccio.

M-15: "Se non ci lasciate sognare non vi lasceremo dormire" (cronaca di una giornata a Puerta del Sol).

Al secondo giorno di protesta Puerta del Sol è piena di gente. Molti hanno passato la notte qui, in un presidio permanente nonostante questa notte ha piovuto a Madrid. La prima cosa che si nota oltre alle tende tirate su, ai materassi, a due divani e a una cucina da campo improvvisata, è la gente: di tutti i ceti sociali, di tutte le età. Ci sono studenti, uomini in giacca e cravatta, e molti, moltissimi anziani. Non una bandiera di partito. Nessuna traccia dei sindacati. Egidio mi fa notare che mancano solo gli extracomunitari, soprattutto quelli dell’America Latina che sono, spesso, i più sfruttati
Il motto è sempre lo stesso: “Democrazia reale, ora”.
Domenica qui in Spagna si vota per Comuni e Regioni ed è proprio dall’esasperazione per una campagna elettorale totalmente lontana dai bisogni della gente che nasce questa protesta. Una protesta spontanea ma frontale. Radicale nelle sue idee, ma pacifica nella sua attuazione. “Questa democrazia non ci rappresenta più. I partiti, i sindacati non ci rappresentano più e sono solo ostaggio delle banche”. E ancora: “I politici dovrebbero lavorare per noi. Noi li abbiamo messi li. E invece le leggi che fanno sono tutte a vantaggio dei poteri economici che sono i primi che hanno sbagliato, che sono i primi che ci hanno messo in questa situazione.” Questo quello che si sente per Puerta del Sol questa mattina.
Alle 10 incomincia una assembla e si tenta di organizzarsi. Tutti siamo seduti in circolo al centro della piazza, non lontano dalla volta di cristallo della nuovissima fermata metro riempita di messaggi, slogan, pensieri e storie, come fossero ex voto. Bisogna decidere gli argomenti su cui si discute. A disposizione un semplice megafono. Con Twitter si chiede aiuto; che qualcuno procuri un impianto di amplificazione. Molti hanno i portatili aperti e scrivono in diretta quello che succede. Per alzata di mano ci si organizza. Un ragazzo tenta di inserire all’ordine del giorno l’abolizione della legge anti-fumo approvata recentemente in Spagna. Si ride, volano occhiate in stile: “magari”, ma gli si risponde di no. Passa invece la discussione sulla riforma del lavoro, sui nuovi contratti spazzatura, sulla riforma delle pensioni, sulla riforma universitaria e il Piano Bologna.
Juan ha 25 anni e quando scopre che sono italiano mi chiede subito se è vero che ci sono manifestazioni anche in Italia. Gli rispondo che non lo so, ma che tutta Europa parla di loro. Sorride. Improvvisa un discorso: “Così non si può più andare avanti” mi dice. “Bisogna decidersi. Cosa è importante? Le banche, le multinazionali che guadagnano un sacco di soldi, i loro bilanci o le persone, la loro vita, i loro sogni?” Poi mi saluta e si mette in fila per chiedere di parlare.
Ore 12, la discussione si allunga perche tutti vogliono parlare. Si decide di eliminare gli applausi per non perdere tempo. Chi vuole manifestare consenso alzi le mani e le muova. Disciplinatamente tutti si adeguano. Nelle vie di accesso alla piazza la polizia osserva senza intervenire. La manifestazione, bisogna ricordare, non è stata autorizzata dalla Giunta Elettorale Regionale. Un punto controverso di cui oggi parlano tutti i giornali qui in Spagna. In altre città, come Valenzia, è stata infatti autorizzata.
Conosco Cristina, 41 anni. Disoccupata da 3 settimane. E’ passata solo un attimo, mi dice, perché ha un colloquio di lavoro. Lavorava con un contratto interinale e le hanno comunicato che non le avrebbero rinnovato il contratto solo 24 ore prima. Mi ricorda che una volta non era così, che l’Interinale aveva il dovere di avvertirti almeno 15 giorni prima. “Questo Governo ha cambiato la legge. Perché?” mi chiede, “per facilitare chi?” Fa una pausa Cristina, si accende una sigaretta e aggiunge: “Naturalmente se sono io che voglio andarmene devo sempre avvertire 15 giorni prima.” Le faccio in bocca a lupo. Lei mi saluta ed entra nel metro.
Colpisce come le rivendicazioni siano molto concrete, molto poco ideologiche. Gli esempi non è difficile raccoglierli. Le storie neanche.
Sopra di me campeggia ancora lo striscione più grande. Forse il più bello che c’è a Puerta del Sol oggi. Dice: SI NO NOS DEJAIS SOÑAR NO OS DEJAREMOS DORMIR (se non ci lasciate sognare non vi lasceremo dormire).


18 may. 2011

Sicilianos


Sicilianos: pueblo generoso de tierra avarienta. Pueblo muy orgulloso, hecho de roca negra como sus volcanes, pueblo sin palabras y de todas formas pueblo de poetas. Pueblo de odio y sin embargo de amor. Pueblo analfabeto y pueblo de literatos. Totalmente mediterráneo: sal, sangre, arte, hambre y pasión. Un poco árabe, un poco griego, un poco español, es el corazón de este mar, o si quieren ¡el ojo del culo!

16 may. 2011

Hablando con Dios (Cuando el juez que te da razón es peor de lo que te ha condenado)



Empiezo con un rezo: Oh Dios dame la fuerza para escribir esta historia sin exceder en adjetivos.
- Vale Antonino
- ¿Dios?
- Soy yo
- Pero ¿por qué me contestas? Tú no existes
- Se llama marketing...
- Vale...¿y me ayudarás?
- Tranquilo, sí
- Voy entonces...
- Venga

Ayer,  un chico de Brindisi (ciudad del sur de Italia)
ha visto como se le ha negado la renovación del carné de conducir por ser homosexual.  Esta la motivación: “Porque tiene graves patologías que pudieran resultar de perjuicio para la seguridad”.
No es la primera vez que pasa esto en Italia. Hace 10 años otro chico, esta vez de Catania,
vio como se le negaba el  carné de conducir con la misma argumentación . El abogado del chico, en aquel momento, denunció al Ministerio de Transportes  y el proceso le dio la razón. Así escribió el juez: “Es evidente que las preferencias sexuales no influyen en ningún modo en la capacidad del sujeto de conducir con seguridad y por lo tanto esta enfermedad no puede considerarse una razón válida para negar el carné de conducir.” También el ofrecieron 20 mil euros de resarcimiento por la  
ofensa y el daño.
Vuelvo a escribirlo: “Es evidente que las preferencias sexuales no influyen en ningún modo en la capacidad del sujeto de conducir con seguridad y por lo tanto esta ENFERMEDAD no puede considerarse una razón valida para negar el carné de conducir.”
Bueno, me paro y releo lo que he escrito. No hay ni un solo adjetivo mío. Dios, muchas gracias...
- Pues te lo había dicho que te ayudaba... ¿o no?
- Sí es verdad y lo has hecho...
- Y luego no crees en m
í...
- Es que tenia miedo, miedo de ponerme borde, de escribir que merecen morir hundidos en la mierda que cagan y que los odio, que son hijos de putas, que me hacen llorar, que...
- Ay ay Antonino como siempre al final estropeas todo...
- Lo sé

11 may. 2011

Eurovision y Ledy Gaga (y Antón Chéjov)

La vida es toda una "surprise". 
Un chico se muda a España y piensa: tendré que aprender castellano, a lo mejor tendré que aprender a torear, o a bailar flamenco. Tendré que encontrar la manera de vivir sin comer una pizza decente, sin una verdadera Mozzarella di Bufala, y en cambio descubres que para vivir en España tienes que aprender, antes de todo, qué es Eurovisión. 
Yo cuando llegué no tenía ni la menor idea de qué era Eurovisión. ¡Lo confieso
 
Recuerdo que en el Mayo de aquel año fui invitado a una fiesta y estaba este chico que tocaba un violín medio roto y antes que él un ejercito de chicas vestidas como ministras italianas (vamos: como putas) que bailaban, cantaban, gritaban. Olas de tetas, de culos, de gargantas desentonadas. Y todos mis amigos conocían todas la canciones y comentaban y aplaudían. Recuerdo que España quedó última o penúltima y que fue un escándalo. Y que todo el mundo no podía creer que yo no conociera Eurovisión. Pues no, no lo conocía.
 Al año siguiente
le tocó a aquel muchacho... ¿como se llamaba? Pues el tipo que se había peleado con su pelo. El tío que hizo una canción sobre su peinado. Que la canción era un rezo tricológico, un grito de dolor hacia su peluquero: Algo pequeñito ¡por favor!!
Aquel año yo ya estaba preparado. Llevé la máquina fotográfica, pasteles y grabé dos videos. Mis amigos intelectuales enviaron a una delegación para comunicarme sus preocupaciones. Que era indecoroso que un intelectual como yo me dejara llevar por similares programas. Que ellos organizaban una contra fiesta en la que habrían leído poesías de un desconocido poeta alemán y reflexionado sobre la importancia de la muerte. Enseguida contesté que se equivocaban y mucho. Que yo no era un intelectual, si no un cerdo. Que si me gustaba, por ejemplo, un autor como Pasolini, era solo porque de sus palabras salia (y se veía muy claro) las ganas de follarse a media Italia. Que me gustaba más la música jazz en lugar de Lady Gaga, solo porque un concierto de jazz sabe a sexo (aunque nadie está desnudo o llama un tal Alejandro) mientras Lady Gaga sabe a poliuretano. Que nunca aguanté la gente que utiliza la cultura para distinguirse de los demás. Que como escribí una vez: "Un intelectual es solo un tío que piensa (o sabe) que un libro de Proust le queda mejor que unas gafas de D&G." Se ofendieron. Y cuando fueron a ver una preciosa actuación de “Las tres hermanas” de Antón Chéjov en romano con subtitulos en francés antiguo no me invitaron por venganza.

Este año Eurovision promete ser una verdadera pasada. Para empezar lo vemos en la nueva casa de mi querido gato. Luego yo tendré que decantarme por Italia y quiero ponerme borde y vulgar. Y por fin acaban de darme el compromiso de hacer fotos del evento para que la delegación en Barcelona pueda participar de la fiesta.
Muy bien...


3 may. 2011

Luchar por la paridad de todos los productos relacionados

Pues, vaya mundo en el cual vivimos. Desde hace unas semanas en Italia hay una nueva revolución. Los homosexuales italianos han decidido rebelarse contra la homofobia de Estado. A encabezar la revuelta, están los que venden armarios, (lo cual es altamente simbólico). Ikea ha publicado un anuncio donde se ven dos hombres que están cogidos de la mano bajo la frase: estamos abiertos a todas la familias. Inmediata la reacción del gobierno que ha declarado que esa publicidad es anti constitucional y de mal gusto. Entonces todas las mariconas de Italia enfurruñadas han quedado delante de una Ikea para besarse y luego entrar a comprarse armarios, mesitas de noche, sofá y colchones en una auténtica ejecución revolucionaria. Ikea, en plan otro tanto revolucionario los has acogido con mucha amabilidad. Se han visto luchas heroicas por una Billy ( de todos los colores, negra, amarilla o blanca), orgullosas escaramuzas por el derecho de las estanterías modulares, debates por la libertad de los pomos y tiradores y en general por la paridad de todos los productos relacionados. Un éxito tan grande que otra cadena de tiendas, esta vez de restauración, ha publicado el mismo anuncio. Esta vez son dos chicas las que están cogidas de la mano bajo la frase: “Oigan ¡nosotros también estamos abiertos a todas la familias!!!”. Cocineros y camareros ya esperan con ansiedad la oleada plumea...
Nadie, hasta ahora, sospecha que más que abiertas a todas la familias estas cadenas están abiertas a todas la tarjetas de crédito...y que esta es una lucha por el derecho a ser productos relacionados.

Entretanto las familias extrañas se multiplican en el panorama televisivo italiano. En un anuncio de la Kraft una niña rubia afirma que un largo
calabacín lleno de queso en la capilla le recuerda la madre en lugar del padre... todavía el gobierno italiano no se ha pronunciado sobre la constitucionalidad de las madres con calabacines (quedamos a la espera).

11 abr. 2011

Esta vez mejor un pacharán (Roberto De Mattei ha vuelto a hablar por Radio Maria)

Roberto De Mattei, ha vuelto a hablar por Radio Maria. Lo echábamos de menos ¿verdad? 
Bueno esta vez no ha hablado de los japoneses y tampoco de los evolucionistas esta vez la mano de Dios, todavía paterna y generosa (por supuesto) ha ayudado los bárbaros a destruir el Imperio Romano.
¿Y por qué Dios ayudó los bárbaros a destruir el Imperio Romano?
¿Por qué no le quedaba nada que hacer por la tarde? Pues no.
¿Por qué los romanos no eran cristianos? Pues no, porque a partir del Emperador Costantino lo fueron.
Para Roberto De Mattei, vicepresidente del CNR (Centro Nacional de Investigación Científica Italiana) o sea el organismo más importante de la ciencia italiana, Dios ayudó los bárbaros porque los romanos eran invertidos, o sea homosexuales. No cabe duda.

Aquí tienen su declaración: “Los bárbaros que invadieron el occidente al final del cuarto siglo” dice De Mattei, “fueron un instrumento de Dios. La Providencia se sirvió de ellos para purificar una sociedad corrupta y invertida cual era la de los romanos. Y todo esto es muy importante” añade el hombre al mando de la ciencia italiana, “porque nosotros al día de hoy vivimos en una época en la cual los peores vicios son alimentados por los mass media y encima se pretende inscribirlos en las leyes como derechos humanos”.

Un pacharán por favor y sin hielo (que me gusta así)


6 abr. 2011

Perché scrivere, come amare, è innanzi tutto scegliere (o la ballata dello straniero)


Ricordo quando non avevo scelta. Quando il mio spagnolo erano 10 parole e poco più: Hola, bueno, malo, que guapo, ¿donde està el baño?, un whopper menú por favor. Che se andavo a vedere un film potevo dire: Me ha gustado o Me ha aburrido. Ricordo la rabbia che mi faceva. Ricordo quando scoprii il Presente e dopo l’Imperfetto e quando alla fine mi avventurai nel Perfetto. Con il Presente ti raccontai il mio lavoro, con l’Imperfetto qual’cosa di divertente (perché è con l’Imperfetto che diamo ritmo alle nostre storie), e con il Perfetto, cauto, finalmente, ti raccontai la verità. Ricordo quando passai mezz’ora a discutere come usare la frase: Dejate de pollas en vinagre (perché è importante saper dire: ora basta). E quanto risi con: Me hace el culo Pepsi Cola (perché è importante anche saper dire: ti mangerei). Ricordo quando ti dissi per la prima volta, vicino a un distributore di sigarette: Hola guapo, e quando tentai di dirti qualcosa di più e feci un pastrocchio. Ricordo anche quando all’ultimo momento, drammaticamente tardi, scoprii come si diceva “venire” (perché io ero convinto di saperlo come si diceva, cavolo, e andai subito, cocciuto, a cercarlo sul vocabolario mentre tu ridevi, in mezzo alle lenzuola, ridevi a crepapelle con le mani sulla pancia. Lascia stare lascia stare, mi dicevi, che ti ho capito e io: no, no e no, che adesso te lo dico come si dice che è importante). Ricordo quando tutto era dannatamente elementare. E non c’era niente da scegliere. Quando davanti al tuo volto mi mancavano le parole e allora il tuo orgoglio era senza mento, la tua timidezza senza guance e i tuoi dubbi senza sopraciglia, e se le alzavi, in qual modo così carino, neanche sapevo come dirtelo (e ogni persona che ha amato qualcuno in un'altra lingua sa cosa intendo). Pero ricordo anche quando, alla fine, vedendoti seduto sul bordo del letto grattarti una caviglia cercando di svegliarti, parlai (con le scarpe e i calzini, là, buttati vicino a noi). Quando ti raccontai che avevi una valle a forma di ciambella alla fine della schiena proprio prima che cominciasse la salita al posteriore. O quando scoprii il tuo modo di aprire per un istante gli occhi e guardarmi prima di sprofondarti nel sonno (come a dirmi: ok, io me ne vado pero tu rimani qui). Ricordo quando comincia a trovare paroline con le quali riconoscerti, con le quali toccarti (come con le dita ora tocco la tastiera). E giocare con i sinonimi per scegliere, si finalmente scegliere, parole che si mettano in circolo intorno all’unica parola che non ti scrivo ma che si vedrà (come sto cercando di fare ora), precisamente perché non c’è. E dedicartela! 

Questo testo fu scritto in castigliano e qui troverai l'originale.

Antonino Pingue © 2011 Todos los derechos reservados

30 mar. 2011

Algo alucinante desde Italia (los terremotos son un obra buena y paterna de Dios)

“Los terremotos, como lo que ha ocurrido en Japón, son la obra buena y paterna de Dios”. La frase, dicha por Radio Maria (Maria en el sentido de Virgen), una de las radios católicas más escuchadas en Italia, ya suena bastante rara, pero lo es todavía más si a decirla es Roberto de Mattei.
¿Y quien es Roberto de Mattei? ¿Un cura? Pues no. ¿Un obispo? Tampoco. ¿Uno de los muchos apodos del papa? No No ¿Un político de derecha entonces? Que no. ¿Un brujo, un quiromántico, un sensitivo, un adicto a las pelis catastróficas? No, no y ¡todavía no!
Roberto de Mattei es el vicepresidente del CNR (Centro Nacional de Investigación Científica) o sea el organismo más importante de la ciencia italiana.

Vale os permito levantaros e ir a tomaros un vasito de agua. ¡Venga! De vino tinto (que hace falta).

Como volvéis os cuento que este mismo De Mattei, en el 2009, organizó siempre por parte del CNR un congreso antidarwiniano intitulado: “Evolucionismo: ocaso de una hipótesis”. Y que, desde hace unos años, los libros de texto de los colegios italianos frecuentemente omiten hablar de Darwin.
Pues nada... así sigue mi querida Italia.


Fuente: LaRepubblica.it

22 mar. 2011

Algo sobre mi padre (capitulo 2: La cita y el psicólogo)

Antes de trascribir estos diálogos trascurrido entre mi padre y yo, quien os escribe desea puntualizar que todo lo que cuento, palabra por palabra, es verdadero.

Todavía vivía en Roma. Estoy en la cama con mi chico con el cual acabo de hacer paz. Así que estamos disfrutando y con mucho gusto.
Llama mi padre.
Hola, oye que tengo que pedir cita con el hospital para una revisión. Y no sé como hacer.”
¿Papá pero como es posible? Que lo haces cada dos meses”.
Bueno esta vez no lo consigo... quieres ayudarme ¿si o no?”.
Mientras tanto mi chico me hace señal y me invita a ayudarlo. Es que es mayor y busca cariño, intenta comunicarme. Ya sé que se equivoca pero este chico es psicólogo y le encantan estos rollos hijo/padre. Así digo que si.
Valeeee. Dame el nombre de tu doctor y para cuando quieres la cita”.
Me da todo y cuelga.
Me levanto de la cama, me pongo los calzoncillos y enciendo el ordenador para buscar el número del hospital.
El chico feliz.
Llamo a la centralita y me contesta una señorita (por si acaso me gustan las rimas). Le digo que busco una cita para mañana a las 5.30 de la tarde.
La señorita de la centralita me dice que ya no puede reservarme una cita por esta horita (es que a ella también le encantan las rimas). ¿Está bien a las 6 horas?
Pues si, está bien. Cuelgo y vuelvo a llamar mi padre.
El chico, desnudo, sonríe satisfecho desde el paraíso de los psicólogos...
Oye papá a las 5.30 estaba ocupado pero a las...
Claro que estaba ocupado” me interrumpe mi padre. “a las 5.30 voy yo”
¿¿¿¿Queeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee???? Ya la habías reservada?”
Si”
¿Y eso?”
Quería comprobar si eras capaz de tomar cita con un doctor.... es que eres tan idiota.”
El chico psicólogo mira fijo el techo.
Además hijo mio haces un vida tan desordenada que seguro vas a necesitar muy pronto del hospital.”
Cuelgo sin contestar.

Algo sobre mi padre (capitulo 1: el móvil)

Antes de trascribir estos diálogos trascurrido entre mi padre y yo, quien os escribe desea puntualizar que todo lo que cuento, palabra por palabra, es verdadero.

Me hallaba en Roma y después de haber pasado dos horas con mi padre charlando de lo que más le gusta (o sea que yo soy un idiota) le pido en préstamo el coche. El me lo concede. Bajo a la calle, subo en el coche (mi padre me mira por la ventana), enciendo el motor y no consigo hacer 100 metros que me suena el móvil. Lo tenia en el bolsillo delantero de los vaqueros (disculpen la rima pero aunque lo habría tenido en el trasero era lo mismo). Así que me cuesta bastante sacarlo. Cuando lo consigo veo que a llamarme es mi padre. No puede ser nada de importante, porque de hecho no han pasado 2 minutos desde cuando nos hemos saludado. Además estoy conduciendo. Así no contesto y dejo el móvil en le asiento a mi lado. En un momento vuelve a sonar (es siempre mi padre). Todavía no contesto, pero entre di un instante el móvil suena otra vez y otra vez más. Así que al final contesto.
“¿Que pasa papá?”
“Quería decirte una cosa”
“Dime”
“Te ruego de no hablar en el móvil cuando estas conduciendo porque la multa llegaría a mi.”
Toda la arte surrealista y algo de Borges y el Teatro del Absurdo por completo me pasan delante. 
Cuelgo sin contestar.

17 mar. 2011

Esa si que es una historia bonita....

Casa África albergará en sus salas esta exposición de ochenta fotografías realizadas por Héctor Mediavilla (España) y Baudouin Mouanda (Congo Brazzaville) que nos adentra en el mundo de la Societe des Ambianceurs et des Personnes Elegantes (S.A.P.E.). Una realidad desconocida y extravagante que nos muestra otra cara del continente africano.

¿Un congoleño con un smoking rojo en medio de un entorno de pobreza? ¿Zapatos lustrosos para pisar escombros, tierra y basura?

Decía Marcel Proust que es mejor soñar la vida que vivirla, aunque vivirla sea a veces soñarla y esta sentencia proustiana resume a la perfección una de las enseñanzas que nos aporta la SAPE, este movimiento extravagante y particular formado esencialmente por jóvenes de la ciudad de Brazzaville, capital de la República del Congo, y también algunos provenientes de Kinshasa, capital de la República Democrática del Congo cuyo nacimiento se remonta a la década de 1920, en pleno periodo colonial, cuando André Grenard Matsoua, al que se considera inspirador de este movimiento, el grand sapeur, volvió de París vestido con trajes occidentales y creó escuela.


15 mar. 2011

La huelga de los controladores aéreos y el cazo de Lenin

Al día de hoy tenemos opiniones sobre todo. Porque de verdad lo que nos interesa es ser originales. Decir algo que nos hace distinguir de los demás. Tomarnos nuestro momento de gloria. Y esta es la ley bajo la cual todos vivimos (yo también, por supuesto).
Tenemos solo que encender la televisión para darnos cuenta de este fenómeno. Millones de periodistas por la calle que paran gente preguntadole cualquiera cosa. A la ama de casa de 65 años y pico: “¿Usted que piensa de la Teoría de la Relatividad de Albert Einstein?” Y la muchacha: “Pues, de verdad nunca me ha convencido.” Al niño de 6 años: “¿Que opinas de las crisis de los bancos?” Y el chiquitín: “Bajo Franco eso no habría pasado”.
Haces unos meses también mi pareja tuvo su momento de gloria. Nos hallábamos en la feroz huelga de los controladores aéreos. Todo el mundo cabreado. Todo el mundo sediento de sangre. Todo el mundo excepto mi pareja, claro. El caballero declaró, en plan muy Lenin, que una huelga para ser una huelga de verdad tenia que ser molesta si no no tenia sentido. Que ya no se encuentra gente con los cojones. Que como trabajador humillado y violado cada día por el gobierno, él estaba con los controladores (con los compañeros controladores).
Por su opinión tuvo que discutir con mucha gente, incluso pelear con alguien. Vamos, un éxito de puta madre. A mi, personalmente, me encantaba. Verlo allí, como un verdadero Lenin enfadado, medio desnudo con su “pechuga” peluda inflada de orgullo revolucionario, gritar sus opiniones tan impopulares me daba morbo. 
Sus calzoncillos izquierdistas tenían gracias. Yo ya no era Antonino si no el Antonino que tiene la pareja que está con los controladores.
Los amigos me llamaban preguntándome: “¿Que tal está el tío? ¿Aún no lo han matado?”
Esto hasta hoy cuando nuestra originalidad lamentablemente se derrumbó. Es que por la semana santa estaba en programa irse a Praga. 4 días aprovechando que el Lenin tenia vacaciones. Todo estaba ya arreglado cuando los controladores anunciaron una nueva huelga precisamente por la semana santa.
Así ahora vuestro querido Antonino se encuentra a lado de un inedito Adolf Hitler que, en calzoncillos rojos descoloridos, está declarando que así no se puede ir adelante. Que un tío trabaja todos los putos días y que tiene el derecho de irse de vacaciones. Que los controladores son muy gran hijos de puta, y sus madres y su abuelas también.
Bueno, me callo que acaban de tirarme un cazo al grito de: “¡Quitate esta sonrisita del coño cabrón!
Es que siempre me encantó la teoría de la Relatividad.

9 mar. 2011

Gheddafi e il commissario belloccio


Io ho un metodo personalissimo per accorgermi quando una cosa è stupida: gli cambio la scenografia e il contesto e mi rigiro (come in un film) la scena con attori tutti diversi. Per esempio questa faccenda qui di Gheddafi è perfetta. Mi viene in mente un classico, un classico di tutti i film d’azione: il cattivo asserragliato con degli ostaggi in una casa e sotto il commissario belloccio con il megafono che cerca di farlo ragionare.
“Arrenditi” gli dice. “Sei circondato. “Se ti arrendi adesso eviterai un sacco di guai.”
E poi ci sono sempre i poliziotti fessi che tengono il fucile puntato e allora il commissario belloccio gli fa segno di abbassare il fucile.
“Ma siete stupidi?” gli dice. “Ma volete che ammazzi tutti gli ostaggi?” E si aggiusta la cravatta e torna a parlare con il cattivo. “Se ti arrendi ti prometto che nessuno ti sparerà.”
Che è sempre questa la scena migliore del film, quella dove decidiamo definitivamente de il commissario belloccio è un gran fico, che ci piacerebbe scendere a comprargli il latte tutte le sere della nostra porca vita. (hai una scena così nella “Legge del Desiderio” di Almodovar).

Bene, ora prendiamo questo classico del cinema e rigiriamolo con Gheddafi. Il cattivo è Gheddafi, chiaro. Il commissario belloccio è la comunità internazionale. Allora lui sta li asserragliato, e arrivano alle volanti della polizia messaggi dalla centrale che dicono: “bisogna farlo andare via, ci sta costando un sacco di soldi, il petrolio è alle stelle e noi andiamo alle stalle”. E il commissario belloccio fa: “Tranquilli tranquilli ora ci penso io” e prende il megafono.
“Arrenditi, lascia gli ostaggi e esci.”
“Noooo” grida Gheddafi (che gli sono sempre piaciuti moltissimo i film d'azione)
“Se ti arrendi ti congeleremo tutti i tuoi beni e non ti lasceremo con il becco di un quattrino ne per te ne per la tua famiglia. Sii ragionevole esci.”
“Come?” fa Gheddafi. “Ma che stai a di?”
“Esci. Abbiamo anche deciso che dovunque te ne andrai sarai processato per crimini contro l’umanità, quindi esci. Ti conviene.”
E Gheddafi, asserragliato dietro la finestra pensa: porca puttana sono capitato in un film con sceneggiatori di terz’ordine.
Ed è così!

8 mar. 2011

Mi abuela y el arte del encuentro (con rosas, bocadillos y patadas a los demás)

El 25 diciembre 1984 mi abuela me dijo que la vida es la arte de aprender a morir. Después de unos años reflexionando sobre este asunto he concluido que mi abuela era una aburrida pesimista (y además hacía por Navidad regalos asquerosos).

En realidad la vida es el arte del encuentro. Pues sí, del encuentro. A lo largo de toda nuestra existencia no paramos de encontrar gente. La encontramos para ir a trabajar, la encontramos trabajando, la encontramos volviendo a casa. La encontramos incluso si estamos en paro o si somos ya jubilados. Encontramos gente cuando vamos a comprar la leche, un par de calzoncillos, el detergente para fregar los platos. Anoche encontré una cucaracha mientras me iba al baño. Era una cucaracha que estaba de paseo. La saludé y la aplasté. Lástima por su paseo pero antes de aplastarla la saludé, porque así me han enseñado a portarme cuando se encuentra a alguien. Soy un chiquitín muy bien educado ¿sabes?. Y me limpio y me froto todas partes y todos los día por si acaso voy a encontrar alguien y no quiero apestarlo. Y he aprendido un idioma por si acaso tengo que saludar a alguien. Y he aprendido a contar por si acaso tengo que invitar a los amigos a cenar (para calcular los platos y los vasos que poner sobre la mesa ¡claro!).

A fin de cuentas todo lo que aprendemos es para saber qué hacer en el momento que alguien (o algo) nos atropella.Y qué son los recuerdos si no la memoria de los encuentros. La felicidad qué es si no un encuentro que queremos festejar con rosas y bocadillos. Y qué es el dolor si no un encuentro que no llegó o no volvió. O cuando pedimos disculpas, qué es si no el duelo que aquel encuentro no salió bien. E incluso la guerra, sí la guerra, ¿qué es si no un encuentro organizado? Concertar una cita para matarse.

Los encuentros son todo. La cultura, la civilización (la nuestra y las pasadas) son solo guiones con el cual decidimos cómo gestionar los encuentros. Pensemos en las revoluciones. Cada revolución necesitó desarrollar su forma original de saludar (los fascistas, los nazis, los comunistas, todos desarrollaron sus saludos). Además, nuestro modo de saludarnos es totalmente arbitrario. Quiero decir: nos saludamos con un “Hola qué tal” pero sería la misma salsa saludarse con un:
“Pimientos a todos” y contestar con un “Patadas a los demás.”
¿Desear hortalizas en lugar de un “qué tal”? Pues, sí ¿por qué no? Y en lugar de darse la mano (o dos besos) ¿por qué no darse los pies? Y a los amigos más queridos, o a los amantes más valientes, quitarse los zapatos y darle el calcetín.
“Tú me apestas luz”
“Igualmente. Sabe a cabrales, de verdad mi amor.”
(y no estoy bromeando: en China para demostrar que la comida te ha gustado tienes que pedorrear).

Pero ¿por qué es tan importante el encuentro? ¿Por qué hemos armado este baile tan loco por él? Pues y yo qué sé. Y sobre todo ¿por qué meto la pata en asuntos tan complicados?
William Shakespeare decía que la vida es un teatro.
Alonso María José, mi carnicero, dice que así se vende mucha mortadela.
Mi padre dice: no quiero desanimarte pero eres un idiota.
Y yo... ¿y yo qué digo? Pues que tu cara me suena, porque en tus lágrimas reconozco algo que yo también he sentido. Que la cucaracha que encontré anoche tenía hambre y ¡coño! yo también tengo hambre. Y qué, a pasar de todo esto, yo... bueno... que si te veo me acerco y te digo:
“Hola ¿qué tal? Yo soy yo”.
Y tú mirándome: “¿Quién eres?”
“Yo”
“Pues no querido, no es posible. ¡Yo soy yo!”
Y no conozco nada tan fascinante y tan estremecedor (¡y tú tampoco!).

Concluyendo: mi abuela estaba equivocada, los regalos de Navidad son otra cosa.

Antonino Pingue © 2011 Todos los derechos reservados

2 mar. 2011

Que esta noche ha vuelto el verano por Madrid

Que esta noche ha vuelto el verano por Madrid y estamos con los corazones abiertos de par en par y por la calle todos en camiseta y brazos al aire. Barbitas bien afeitadas y calzoncillos nuevos que la ciudad está llena de extranjeros. Y está claro, esta noche está muy claro, que no nos hemos olvidado cuanto amor nos cabe de una sola vez y cuanta sal queda en un beso robado a un desconocido.

Si te dejas entrar te cuento un secreto: aquí todos buscamos la Tour Eiffel. Y en el corazón más hondo y negro de Malasaña parece (que no ¡es cierto esta noche!), oír a Edith Piaf cantar “Les amants d'un jour”. Y estas callecitas que bajan y suben sin parar no nos llevarán a Montmartre aunque lo parezca ¿sabes? Por eso hay bares por cada rincones: para olvidarnos de lo que no encontramos jamás (que sea el amor o el trabajo o el coraje de irse). Pero dentro de poco un chino te ofrecerá una cerveza, un maricón sacará sus plumas y un borracho llorará hasta agotar su dolor.
Allez venez! Milord, que te voy a dedicar esta ciudad antes de que un alemán intente ser bohemio.
Et prenez bien vos aises vos peines sur mon coeur Milord
, que te cuento las tertulias de esos rincones.
Vous asseoir à ma table Milord que te invito al ultimo trago y luego, si te animas, vamos a la cama (que quiero enseñarte a qué sabe tu olvido). Aquí todos buscamos lo que no está.
Y si las estrellas te parecen demasiado cercanas no te asustes, es que... sé besar muy bien.

Antonino Pingue © 2011 Todos los derechos reservados

23 feb. 2011

La mia Jacuzzi sta con Gheddafi (è che ero tanto stressato dal logorio della vita moderna)

Se c’è una cosa che mi fa schifo è l’ipocrisia. E la bontà. Da alcune settimane ci siamo tutti scoperti, patrioti della libertà, della democrazia e della rivoluzione. Per la primavera estate, dopo che l’ultimo disco di Lady Gaga a quanto pare è scadente si prevede che questo sarà lo stile vincente. Ed eccoci a scoprire che Mubarak era un dittatore, Gheddafi non ne parliamo neanche, e che in tutti i paesi medio orientali che si affacciano sul mediterraneo c’erano insopportabili regimi che affossavano i diritti umani. Mannaggia! Nessuno però che si ricordi che quei regimi erano stati voluti, protetti e finanziati da noi. Che ci piaceva tanto andare a inumidire i nostri costumi da bagno a Sharm-El Sheikh proprio perché non era l’Iran. Che erano il baluardo contro il terrorismo islamico, grande nemico dell’Occidente nelle collezioni autunno inverno e primavera estate, di alcuni anni fa (con grande esito). Da alcuni giorni il prezzo del petrolio (quello che consumiamo noi) sta salendo alle stelle, segno evidente che quello che sta succedendo non è a nostro vantaggio. Però poco conta. In questo mondo emozionale e “carino”, e “grazioso” e “pucci pucci”, l’importante è essere sempre dalla parte dei buoni. Così, dopo decenni di controllo su questi paesi al solo scopo di fare i nostri interessi (che è da stronzi e da cinici ma che è qualcosa), in un batter d’occhio eccoci trasformati in paladini della libertà. Non è che mi sia simpatico Gheddafi che bombarda i manifestanti (anche se bisogna riconoscere la radicale originalità), ma non sono disposto a dimenticarmi che il petrolio e il gas che compravamo da lui l’ho utilizzato per illuminare la mia cenetta macrobiotica, vedermi i personaggi di un film di Ingmar Bergman che affrontano la problematica del “silenzio di Dio” e rammollirmi nella mia Jacuzzi. E me ne sono altamente fottuto da dove veniva tutta quella energia di cui necessitavo (è che ero tanto stressato dal logorio della vita moderna e queste cose mi rilassavano… sapete?).
Detesto l’ipocrisia perché l’ipocrita guarda sempre agli altri e mai a se stesso. Giudica, pontifica, ha sempre una parola su ogni argomento. E qualsiasi cosa succeda lui è sempre al di sopra e al di fuori da questi giudizi. E allora sai che vi dico? Io faccio parte di un sistema economico, culturale e sociale tra i più egoisti e cinici che si sia mai visto sulla faccia della Terra. Ci vivo dentro, ne approfitto e ci gozzoviglio. Pero almeno mi rimane quel barlume di dignità di riconoscerlo. Di prendermi in questa storia il ruolo del cattivo. E di dire: porca miseria è finita la pacchia. Se ne so accorti che li sfruttavamo.
L’altro ieri per strada una bella ragazza mi ha fermato invitandomi ad associarmi a una ONG umanitaria per adottare a distanza un piccolo e graziosissimo bambino africano. Secondo voi che cosa gli ho risposto?

16 feb. 2011

14 feb. 2011

San Valentino dei fessi (perche ti amavo ieri e ti amerò domani)


Cari amici si avvicina San Valentino, festa degli innamorati.
Ebbene, la festa degli innamorati di San Valentino è in realtà molto molto antica. Voluta da papa Gelasio I, si festeggia dal febbraio 496.
San Valentino, come molte altre feste e ricorrenze cristiane, nasconde un piccolo segreto. Fu infatti molto difficile per il clero cristianizzare l’Europa. I riti antichi e pagani facevano fatica a scomparire. Il ricorso alla violenza, o al divieto, da parte del clero si rivelò spesso inutile. Divinità, riti, antichissime tradizioni, continuavano a sopravvivere. La chiesa risolse allora il problema, in maniera ingegnosa, sovrapponendo a festività pagane festività cristiane con-simili. La parola corretta è sincretismo. Semplificando, il ragionamento era il seguente: avete l’abitudine di festeggiare una divinità femminile tipo Venere? Afrodite? Bene, allora da oggi festeggiate la Vergine Maria. Esempio: il 25 dicembre a Roma si festeggiava il Natalis Solis Invicti, ossia la nascita della divinità Mitra, di origini persiane e molto amata dal popolo romano. Mitra secondo tradizione era nata il 25 dicembre in una grotta, fu partorita da una vergine, ed ebbe 12 apostoli. (ma che copioni!)*.
Tornando a noi: festeggiamo il patrono di Terni, tale Valentino (nessuna parentela con il noto stilista) il 14 febbraio perché appena il giorno successivo, il 15 febbraio, a Roma si festeggiavano i Lupercali. Festa degli innamorati e della fecondità.
Le cose andavano così**: nel giorno antecedente i Lupercali, le donne ancora in cerca di marito scrivevano il loro nome su un biglietto che veniva messo in un grande contenitore; successivamente tali biglietti, estratti a sorte, venivano abbinati ai nomi dei maschi presenti così da formare delle coppie; queste coppie passavano insieme tutto il giorno della festività danzando e cantando; la speranza era che alla fine dei festeggiamenti alcune di esse decidessero di sposarsi.
Inoltre, il giorno stesso, due ragazzi di famiglia patrizia (i luperci), in una grotta sul palatino consacrata al dio, venivano segnati sulla fronte con del sangue di capra. Venivano poi fatte loro indossare le pelli degli animali sacrificati, le quali venivano poi fatte a strisce, e usate come fruste. Con queste ultime i due giovani dovevano correre intorno al colle colpendo chiunque incontrassero, ed in particolare le donne, le quali volentieri si facevano frustare per ottenere la fecondità.
Domanda: preferireste festeggiare questa festa o il San Valentino noto solo perché si limitava a regalare un fiore a tutte le coppie di innamorati? Fiori o danze, balli, lotterie e fruste?
Non è finita. Secondo alcuni la festa dei Lupercali derivava da una cerimonia ancora più antica e più palesemente, come dire, sincera, su i suoi reali scopi. Dedicata alla dea Lupa, il 15 febbraio le sacerdotesse di questa divinità, generosamente nude, si limitavano a indossare pelli di lupa, ululare alla luna e  praticare la prostituzione sacra. Curiosità: il loro tempio era il "lupanare" nome con cui ancora oggi si indicano i bordelli. Le stesse prostitute romane (dell’antica Roma non le odierne rumene) mantennero l’abitudine di ululare ai clienti per attirarli a loro. Da cui “l’allupato” (ma questa è solo una mia ipotesi). Poiché il rito riguardava un aspetto di un'altra dea, la dea Ecate Trivia, protettrice delle strade e degli incroci, i templi erano posti nei trivi, così come vennero poi posti nei trivi i postriboli, da cui, in epoca cristiana (naturalmente!), il termine “triviale” in senso spregiativo.
Morale della favola: siamo molto molto antichi e da molto molto tempo ci prendono per il culo.
Buon San Valentino… auuuuuuuuhhhh


* Dopo aver assorbito gli elementi di maggiore fascino del mitraismo i cristiani misero fuori legge Mitra con l’editto di Costantino del 313 d.C. Le similitudini tra i due culti erano talmente evidenti che non si poté che agire con violenza. Ancora oggi, ve lo dico per esperienza diretta, se capita di dover scrivere su questo culto si incorre facilmente nella censura. La semplice esposizione dei fatti viene ritenuta offensiva e lesiva del comune sentire religioso. Tenete presente che il Mitraismo risale al 1300 a.C. E’ quindi palese chi a copiato da chi…
 ** Plutarco ne dà una descrizione minuziosa nelle sue Vite parallele ("Vita di Giulio Cesare", cap. 61).

12 feb. 2011

Entrevista a un joven egipcio que actualmente vive en Europa. Realizada el 31 de enero de 2011



Antes de nada, gracias por aceptar esta entrevista.
Me hace muy feliz que me des la oportunidad de hablar, gracias a ti.

Me has pedido quedar anónimo, está bien. Puedes decirme cuantos años tienes?
Tengo 30 años.

Tienes 30 años y estudias en Alemania desde hace algunos meses ¿verdad?
Si, después de la carrera en ingeniería he decidido recibir un Master aquí en Alemania.

¿Cuando volviste en Egipto por ultima vez?
Volví por navidad. Me quedé poco más de un mes.

¿Y te diste cuenta de lo que estaba sucediendo?
La rabia y el descontento empezaron después de las elecciones presidenciales del 2005, pero nadie pensaba que llegaríamos a este punto. Justo antes de volver a Alemania oí de la huida de Bin Ali de Tunisia. El día después me llegó en facebook una invitación para asistir a una manifestación en El Cairo el 25 de enero. Yo no pude ir porque ya había vuelto a Alemania. Fue un amigo quien me lo mandó. Pero no pensaba que fuera algo importante, nadie lo pensaba, solo otra manifestación. Se hacen con frecuencia, nadie le da mucha importancia.

Dime como vive tu familia allí en Egipto en estos días.
Mi familia está encerrada en casa desde el martes 25 de enero. Viven con los alimentos que compraron cuando empezó la revuelta. Yo les dije que puede ser que haya otras grandes manifestaciones y por esto el sábado han comprado para guardar más comida. Las fuerzas de policía han desaparecido. Oímos que liberaron unos prisioneros y que le pidieron crear caos por doquier. Empezar incendios, robar y también matar. Llamé a mi madre el sábado por la noche y estaba llorando como una niña. Mi padre y ella viven solos y son demasiado mayores para protegerse. Por suerte la gente del barrio formó grupos de protección. Hombres y jóvenes salieron a la calle armados de cuchillos, garrotes y cualquier cosa que encontraron para protegerse ellos y a sus familias. Ahora las cosas han mejorado algo porque han conseguido echar a los delincuentes del barrio.

¿Te es difícil mantener el contacto con tu familia?
Ya no hay Internet y los móviles no funcionan desde hace dos días, pero puedo llamar mi familia a un numero fijo.

¿Cual es tu opinión sobre lo que está pasando? Los periódicos dicen que en esta rebelión participan todos, gente de todas las clases sociales. ¿Es verdad?
Si, es cierto. Yo y mi familia somos de clase medio-alta en Egipto. Tengo casa, un cuarto por cada miembro de la familia, tenemos aire acondicionado, unos coches y podemos permitirnos toda la comida que queremos; esto está considerado como muy alto para los estándares egipcios. El 50% de la gente vive bajo el umbral de pobreza. La rebelión incluye gente de todas clases, de todas las religiones e ideologías. No tiene importancia si eres rico o pobre. Solo hay mucho miedo de expresar nuestras opiniones. Hemos vivido 30 años bajo un régimen cruel, degradante y lleno de corrupción. Vi personalmente detener personas sin motivo alguno sino el ser religiosa o simplemente porque se oponían al gobierno.

Según tú, ¿esta rebelión es espontánea o hay alguien que la dirige en la sombra?
¡Es absolutamente espontánea! Empezó como una aventura y de repente parece llevar al final del régimen.

En Europa se creía que Egipto era un país relativamente tranquilo, relativamente democrático y lejos de los extremismos religiosos que caracterizan aquella área geográfica.
Mubarak es laico, pero un laico dictatorial. Quiero decir que alcohol y sexo no están prohibidos si tienes 18 años. Pero según las “leyes de emergencia” aplicadas desde el 1981 los policías tienen todo el derecho en detener cualquiera sin razón, y puedes quedarte en la cárcel durante semanas, meses y a veces años.

Antes de ponerte todas estas preguntas hablamos un poco y entre otras cosas me dijiste que eres gay. ¿Como es ser gay en Egipto?
Nunca tuvimos locales gay, pero si tenemos lugares de encuentro: algunos bares, cafeterías y algunos sitios de cruising. Internet es de todas formas el medio principal para encontrar otra gente.

Pasa lo mismo en Europa ¿sabes?
Es verdad, pero cada vez que encuentro alguien en Egipto sé que existe el riesgo de que pueda ser un policía. Todos sabemos que muchos gays han sido detenidos de esta forma. Aunque la homosexualidad no es oficialmente delito, los policías pueden culparte de producción de material pornográfico o por vilipendio a la religión.

¿Eres religioso?
Si, me considero un musulmán moderado.

¿Que es para ti ser un musulmán moderado?
Esta definición es muy relativa, cambia de persona en persona. Para mí un musulmán moderado es uno que tiene una buena tolerancia con quien es diferente de él. Yo rezo cinco veces al día, respeto el ayuno en el mes sagrado del Ramadán, pero vivo en Europa y tener amigos de culturas diferentes me gusta. Pienso que nunca habría que amar o odiar alguien sólo por su religión u etnia. Seguir los propios deberes religiosos no tiene nada que ver con el fundamentalismo. Un fundamentalista no estaría de acuerdo conmigo por supuesto.

¿Como conjugas tu religión con ser gay?
Yo soy musulmán, pero también soy gay; no por esto tengo que perder mis creencias. Yo creo en mi Dios, la religión para mí significa ser un ciudadano digno. En cualquier lugar en el que esté, tengo que contribuir en la sociedad en la que vivo y respetar a los demás, no importa lo diferente que sean.

Una última pregunta: ¿tienes miedo que esta rebelión pueda acabar con la subida de un régimen fundamentalista como en otro países del Medio Oriente?
Como ya dicho, queremos la democracia. Si un régimen fundamentalista llegara al poder sería un gran fracaso, pero si un partido religioso llegara al poder con elecciones libres, entonces esto sería la elección de todos los egipcios. Dudo que esto pueda pasar. Los egipcios no son fundamentalistas por naturaleza, hay muchos cristianos, laicos y musulmanes moderados como yo, así que no creo que Egipto quisiera ser otro Irán. Los egipcios ahora están en la búsqueda de reformas políticas y económicas, la rebelión no tiene nada que ver con la religión.


Publicada también en Uxxsmagazine febrero 2011 (pagina 12)