4 ene. 2011

La fisica quantistica e la parola “ti amo” (il paradosso del gatto di Schrödinger)


Nonostante io sia la persona meno scientifica del mondo sempre mi ha affascinato (chissà forse proprio per questo) il mistero che separa la materia e le regole che la governano, dalla fisica dell’infinitamente piccolo, come l’atomo, la particella, giù giù fino ad arrivare al quark. Si da il caso infatti che se la prima risponde a regole fisse e determinate (la fisica classica), la seconda risponde a regole caotiche (la fisica quantistica). Esempio: se prendo un bicchiere e una bottiglia piena di acqua e rovescio la bottiglia in corrispondenza del bicchiere, l’acqua, per effetto della gravità, cadrà nel bicchiere e lo riempirà. Questo nella fisica classica. Però nella fisica quantistica non è affatto detto che l’acqua esca della bottiglia e tantomeno che si raccolga nel bicchiere. Sarebbe più corretto dire che c'è questa possibilità, e simultaneamente l’opposta e molte altre parallele. Spiegandosi meglio: le particelle che compongono l’acqua, la bottiglia, il bicchiere e la nostra mano, sono governate dalla legge quantistica la quale non prevede un comportamento certo. Ma la somma di tutte queste particelle che formano l’acqua, la bottiglia, il bicchiere e la nostra mano, si comporteranno in una forma certa e determinata.

Come cavolo è possibile?

Aggiungiamo che la teoria quantistica non è solo teorica, le basi della meccanica quantistica sono state accettate perché fornivano delle previsioni in accordo con i risultati sperimentali. Cosa vuol dire? Che funziona praticamente. E la utilizziamo tutti i giorni. Esempio: i nostri PC funzionano grazie alla teoria quantistica. I vecchi tubi catodici dei nostri televisori funzionavano con la teoria quantistica.

La verità è che la fisica quantistica, nonostante sia la cosa più affascinante che si posso incontrare, tendiamo a ignorarla e questo perche è talmente differente dalla realtà in cui viviamo (anche se governa ciò di cui siamo fatti) che non riusciamo a immaginarla. Insomma viviamo e dormiamo tutti i giorni accanto all’inimmaginabile e al magico e non ce ne rediamo conto.

Proviamo per un momento a immaginarlo questo inimmaginabile? Lo facciamo questo piccolo sforzo? Il trucco per riuscirci è semplice: applicare le leggi della fisica quantistica non solo all’infinitamente piccolo ma anche al grande. Lo fece Schrödinger (premio Nobel per la fisica nel 1933 e di cui oggi ricorre la morte), con il suo paradosso del gatto. Ecco l’esperimento teorico che ideò:

Prendiamo un gatto e lo chiudiamo in una cassa con una boccetta di veleno chiusa. Poi colleghiamo la boccetta di veleno ad una apparecchiatura capace di rilevare una particella di atomo. Se la particella colpirà il punto A la bottiglietta di veleno si aprirà e il gatto morirà. Se colpirà il punto B la bottiglietta non si aprirà e il gatto vivrà. Ora il gatto è chiuso nella cassa e noi non possiamo controllare. Per la legge quantistica la particella potrebbe colpire sia il punto A che il punto B e questa cosa è irrilevante. Di fatto, infatti, li colpirà entrambi. Ma non nel senso che colpirà prima uno e poi l’altro ma che colpirà "solo il punto A" e anche "solo il punto B". E queste due circostanze coesisteranno simultaneamente. Morale della favola: nella cassa c’è un gatto che è sia morto sia vivo. E rimarrà in questo stato assurdo e inimmaginabile (al di là della vita e della morte o per meglio dire simultanemente vivo e simultaneamente morto), fino a quando non apriremo la cassa e controlleremo. Allora la magia finirà e tutto tornerà ad avere uno spazio e un tempo, determinato. E sapremo (ma solo a livello statistico) cosa è successo.

Attenzione perche è qui la cosa interessante. Quello che è successo lo abbiamo fatto accadere noi aprendo la cassa. Se non l’avessimo aperta il gatto avrebbe continuato a essere vivo e morto allo stesso tempo perche soggetto solo alle leggi della fisica quantistica.

A ben vedere siamo tutti gatti di Schrödinger chiusi in una cassa, e la realtà, la nostra realtà in cui vivano, in verità non esiste. La creiamo noi incapaci di vivere al di fuori di uno spazio e di un tempo determinato.
Ok, lo riconosco, tutto questo possiamo anche capirlo ma solo per un attimo, dopo dobbiamo gioco forza scordarcelo e ritornare qui, dove la lampadina si accende, la luce ci illumina, la bottiglia si riempie e il frigorifero consuma corrente elettrica che dovremmo pagare. Eppure… eppure nel momento in cui decidiamo di morire per due occhi, ci esaltiamo per il sapore di un bacio, ci svegliamo la mattina e una fredda giornata d’inverno ci sembra bellissima solo perche abbiamo dormito accanto a una persona importante, se un miscuglio di colori lo chiamiamo quadro, un miscuglio di suoni lo chiamiamo musica, se il rosso è rosso e il verde è verde (e non solo una frequenza con cui la luce si rifrange sulla nostra retina) e sappiamo ridere e piangere (e dire ti amo), è proprio perche la realtà esiste solo in quanto la pensiamo.

Perche è questo il più grosso dei paradossi, aprire la cassa e trovarci, invece del gatto, un mazzo di fiori.

Antonino Pingue © 2010 Todos los derechos reservados


2 comentarios:

  1. Inizio che incuriosisce e porta lontano il pensiero; finale smieloso, scontato e da romanzo rosa: non mi piace affatto.

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