19 may. 2011

M-15: "Se non ci lasciate sognare non vi lasceremo dormire" (cronaca di una giornata a Puerta del Sol).

Al secondo giorno di protesta Puerta del Sol è piena di gente. Molti hanno passato la notte qui, in un presidio permanente nonostante questa notte ha piovuto a Madrid. La prima cosa che si nota oltre alle tende tirate su, ai materassi, a due divani e a una cucina da campo improvvisata, è la gente: di tutti i ceti sociali, di tutte le età. Ci sono studenti, uomini in giacca e cravatta, e molti, moltissimi anziani. Non una bandiera di partito. Nessuna traccia dei sindacati. Egidio mi fa notare che mancano solo gli extracomunitari, soprattutto quelli dell’America Latina che sono, spesso, i più sfruttati
Il motto è sempre lo stesso: “Democrazia reale, ora”.
Domenica qui in Spagna si vota per Comuni e Regioni ed è proprio dall’esasperazione per una campagna elettorale totalmente lontana dai bisogni della gente che nasce questa protesta. Una protesta spontanea ma frontale. Radicale nelle sue idee, ma pacifica nella sua attuazione. “Questa democrazia non ci rappresenta più. I partiti, i sindacati non ci rappresentano più e sono solo ostaggio delle banche”. E ancora: “I politici dovrebbero lavorare per noi. Noi li abbiamo messi li. E invece le leggi che fanno sono tutte a vantaggio dei poteri economici che sono i primi che hanno sbagliato, che sono i primi che ci hanno messo in questa situazione.” Questo quello che si sente per Puerta del Sol questa mattina.
Alle 10 incomincia una assembla e si tenta di organizzarsi. Tutti siamo seduti in circolo al centro della piazza, non lontano dalla volta di cristallo della nuovissima fermata metro riempita di messaggi, slogan, pensieri e storie, come fossero ex voto. Bisogna decidere gli argomenti su cui si discute. A disposizione un semplice megafono. Con Twitter si chiede aiuto; che qualcuno procuri un impianto di amplificazione. Molti hanno i portatili aperti e scrivono in diretta quello che succede. Per alzata di mano ci si organizza. Un ragazzo tenta di inserire all’ordine del giorno l’abolizione della legge anti-fumo approvata recentemente in Spagna. Si ride, volano occhiate in stile: “magari”, ma gli si risponde di no. Passa invece la discussione sulla riforma del lavoro, sui nuovi contratti spazzatura, sulla riforma delle pensioni, sulla riforma universitaria e il Piano Bologna.
Juan ha 25 anni e quando scopre che sono italiano mi chiede subito se è vero che ci sono manifestazioni anche in Italia. Gli rispondo che non lo so, ma che tutta Europa parla di loro. Sorride. Improvvisa un discorso: “Così non si può più andare avanti” mi dice. “Bisogna decidersi. Cosa è importante? Le banche, le multinazionali che guadagnano un sacco di soldi, i loro bilanci o le persone, la loro vita, i loro sogni?” Poi mi saluta e si mette in fila per chiedere di parlare.
Ore 12, la discussione si allunga perche tutti vogliono parlare. Si decide di eliminare gli applausi per non perdere tempo. Chi vuole manifestare consenso alzi le mani e le muova. Disciplinatamente tutti si adeguano. Nelle vie di accesso alla piazza la polizia osserva senza intervenire. La manifestazione, bisogna ricordare, non è stata autorizzata dalla Giunta Elettorale Regionale. Un punto controverso di cui oggi parlano tutti i giornali qui in Spagna. In altre città, come Valenzia, è stata infatti autorizzata.
Conosco Cristina, 41 anni. Disoccupata da 3 settimane. E’ passata solo un attimo, mi dice, perché ha un colloquio di lavoro. Lavorava con un contratto interinale e le hanno comunicato che non le avrebbero rinnovato il contratto solo 24 ore prima. Mi ricorda che una volta non era così, che l’Interinale aveva il dovere di avvertirti almeno 15 giorni prima. “Questo Governo ha cambiato la legge. Perché?” mi chiede, “per facilitare chi?” Fa una pausa Cristina, si accende una sigaretta e aggiunge: “Naturalmente se sono io che voglio andarmene devo sempre avvertire 15 giorni prima.” Le faccio in bocca a lupo. Lei mi saluta ed entra nel metro.
Colpisce come le rivendicazioni siano molto concrete, molto poco ideologiche. Gli esempi non è difficile raccoglierli. Le storie neanche.
Sopra di me campeggia ancora lo striscione più grande. Forse il più bello che c’è a Puerta del Sol oggi. Dice: SI NO NOS DEJAIS SOÑAR NO OS DEJAREMOS DORMIR (se non ci lasciate sognare non vi lasceremo dormire).


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