15 dic. 2010

Tertulia al Caffè Comercial*


*La “tertulia” è una riunione informale e periodica dove si dibatte di un tema specifico legato all’arte o alla filosofia o alla scienza o alla letteratura e dove ci si scambiano opinioni e informazioni. Si svolge sempre in una caffetteria. E’ una tipica tradizione spagnola e delle ex colonie spagnole.

Eravamo seduti a un tavolo del Caffè Comercial che a me, non so perche, mi ricorda sempre Bertolucci. Cominciò Mario immergendo un churro in una tazza di cioccolata calda.”L’esistenza” disse “non è solo assurda, è un duro lavoro, puramente e semplicemente. Pensate quante volte vi infilate la biancheria intima in tutta la vita. E’ spaventoso, è disgustoso, è stupido.” E si ficcò il churro in bocca con mucho gusto.
Per un attimo rimanemmo tutti in silenzio pensando alle mutande di Mario. Poi Aristide, che era seduto su un divanetto di cuoio, guardò Mario di mal umore e rispose: “Come espiazione mi pare già sufficiente il fatto di dover essere vivo, sabes? Non sono stati dieci, o cento o mille uomini a salvarci ma uno solo; e se è bastata una vita, una soltanto, a riconciliare in Dio quella di miliardi di creature, questo può solo significare l’enormità del dolore di vivere.”
Mario aveva la barba lunga e brizzolata: “Non sono d’accordo con te. Ieri ho bevuto tanto di quel nebbiolo che mia sorella, la più giovane, ha dovuto sparecchiare la tavola con il rastrello.”
Sandro era un tipo sul magrolino, sempre la sigaretta accesa e una birra nell’altra mano. Quando parlava il suo naso sembrava puntuto (come quello di Dante), quando rimaneva zitto prendeva la forma di una patata (come il mio). Disse: “Non so voi ma io personalmente penso che da duemila anni Gesù si vendica su di noi di non essere morto su un divano.”
Cristina era l’unica donna del gruppo. Una tipetta molto composta che soleva star seduta sempre con le gambe accavallatissime. Alcuni dicevano che questa postura era dovuta alla sua timidezza, altri che la ragione risiedeva nel fatto che messa così, le si vedevano molto meglio le tette. Aveva un bicchiere di rum in mano. “Ormai sono sicura” disse “Dio esiste. Ora si tratta solo di trovarlo e riempirlo di botte.”
“Un semplice dato, mia cara” replicò Mario: “Dio non s'è nascosto. Dio s'è suicidato.”
“Nessuno si è suicidato Mario.” Lo interruppe Aristide. “Per questo tutto è mistero. E tutto è violenza. E' stato detto "amatevi l'un l'altro", in verità si sarebbe dovuto dire "mangiatevi l'un l'altro". D'altra parte "amatevi l'un l'altro" vuol dire proprio questo. Si mangia quel che si ama.”
Mario rideva. “Eso es, eso es" ripeteva indicandolo con un churro inzuppato di cioccolata. “Adrian mi raccontò che adorava il grosso culo della sua ragazza. Mi diceva: Pensa a tutto il cibo che ha dovuto ingurgitare per farsi un culo così grosso. Slurp! Voleva affondarci i denti. Il cannibale.”
“Posso confermare: sul suo culo si poteva leggere la storia del medioevo” confermò Sandro.
Ora Aristide era veramente arrabbiato. “Continuante a pensare che a guidare la nostra condotta siano le passioni” protestò “gli istinti, le idee, mentre la forma, secondo voi, non è che un accessorio esterno, un puro e semplice ornamento....”
“Non aver paura” lo calmò Cristina, “il sangue è già disceso da molto tempo nella terra. E là dov'è stato versato, crescono adesso grappoli d'uva.”
“Nella Realtà, invece”, continuò Aristide “le cose stanno così: l’essere umano non si esprime mai in modo diretto e consono alla sua natura, ma sempre tramite una certa forma; la nostra forma, il nostro stile, il nostro modo di essere non sono mai del tutto nostri, ma ci vengono imposti dall’esterno; ed ecco perché un medesimo uomo può manifestarsi in modo stupido o intelligente, sanguinario o angelico, maturo o immaturo a seconda dello stile che gli capita e del condizionamento esercitato su di lui dagli altri.”
Mario non si lasciò impressionare. “Scommetto che questa te la sei andata a leggere dopo che qualcuno ti ha dato del coglione.”
“Ma vaffaculo Mario!” scattò Aristide, alzandosi per andarsene.
“Una cosa sola, Ary” lo fermò Mario afferrandolo per un braccio. “E ti assicuro che se lo sapessero tutti non ci sarebbero più problemi di tasse, non ci sarebbero più guerre, e tu ed io potremmo vivere nel paradiso terrestre oggi stesso.”
“Cosa?” chiese Aristide in piedi mentre si infilava il cappotto.
“Solo questo......”
“Si?”
“Che quando ce l'hai a pancia in su, gambe all'aria e sta venendo come un treno mentre ti grida: non fermartiiiii…..”
“Si?”
“Voglio che ti ricordi.....”
“Si?...”
“Quel potere”. E fece una pausa “Quel potere significa responsabilità”. E fece una pausa. “Ricordatelo”
“Senz'altro.”
“Bene”. E se ne andò.
Rimanemmo tutti in silenzio per un attimo.
“Sapete amici” disse Cristina per ravvivare la conversazione: “Ho fatto un piccolo tentativo con la marijuana. Non è pericolosa nemmeno la metà del cognac. Ed è più economica. Disgraziatamente, io preferisco il cognac.”
“Ti ricordo che in mano hai un bicchiere di rum” le fece notare Sandro.
“Ah” borbottò Cristina fissando mortificata il suo rum.
“L’incomprensibile occupa troppo spazio perché all’improbabile ne resti un pochino” concluse Mario.
Io avevo seguito ben poco della tertulia perche stavo ancora pensando alle mutande di Mario.
“ E tu, Antonino? Che pensi?” mi animò Cristina.
“Non lo so… veramente. Non lo so. Pero una volta ho letto che in un paese della Scozia vengono veduti libri con una pagina bianca sperduta in un punto qualsiasi del volume. Se un lettore s’imbatte in quella pagina allo scoccare delle tre del pomeriggio, muore.”

Il dialogo appena letto è stato interamente scritto citando frasi, battute e sputi dei seguenti autori:
CHARLES BUKOWSKI, Pulp; DAVID MAMET, Perversioni sessuali a Chicago; EUGENE IONESCO, Che inenarrabile casino!; Tiziano Sclavi, Non è successo niente; MICHAIL BULGAKOV, Il Maestro e Margherita; Witold gombrowicz, Ferdydurke; GIORGIO CAPRONI, Il muro della terra; ERICA JONG, Paura di volare; E.M. Cioran Sillogismi dell’Amarezza; HENRY MILLER, Tropico del Cancro; Julio Cortàzar, Storie di Cronopios e di Famas; Pier Vittorio Tondelli, Camere Separate; Victor Hugò, I lavoratori del mare; Truman Capote, Colazione da Tiffany

1 comentario:

  1. E’ impressionante, ho riconosciuto alcune delle citazioni ma tu le hai amalgamate così bene che sembra veramente un unico testo. Ogni volta che vieni giù a Roma è un onore passare un po’ di tempo con te. Ovviamente tu sei tutti i personaggi, e questo conferma la tua schizofrenia :) TVB S.

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