
In questi giorni a Perpignan in Francia è in corso il 22mo Festival di foto giornalismo. La notizia è che nell’era della super informazione, della circolazione vorticosa delle immagini, la professione di foto reporter è in crisi. Troppo elevati i costi. E scarso interesse per la realtà. Si è discusso per esempio sui reportage di Haiti: “Gran parte delle immagini che abbiamo visto erano chiaramente artefatte. I visi impolverati delle vittime diventati ancora più bianchi, i cieli con dei grigi da apocalisse.” Manierismo? Decadenza? Perdita della realtà? O invece ricerca della realtà perfetta dove tutto sia compreso e dove quindi manchi l’incompreso?
Jean Baudrillard, “Il delitto perfetto”: "Finora abbiamo pensato una realtà incompiuta, travagliata dal negativo, abbiamo pensato quel che mancava alla realtà. Oggi si tratta di pensare una realtà alla quale non manca niente, degli individui ai quali non manca potenzialmente niente e che quindi non possono più sognare una elevazione dialettica.”
La cosa che più mi interessa è il collegare la comparsa di una realtà perfetta con la scomparsa della dialettica e di un pensiero critico. “Che cosa può fare il pensiero critico, il pensiero del negativo, di fronte all’eliminazione di ogni negazione, ossia davanti a una de-negazione pura e semplice? Nulla!”.
Sono abbastanza vecchio da ricordare quando tutto ciò non esisteva, e abbastanza giovane da essere complice di questa iper-realtà. Sono abbastanza vecchio da ricordare quando esisteva il NO, come parola. E abbastanza giovane da riconoscere che oggi il NO è scomparso. Il NO, oggi, è l’assenza del SI.
Questa scomparsa del NO, e l’abbandono della dialettica, la si nota a tutti i livelli, a partire da quello interpersonale. Un disaccordo si manifesta attraverso una interruzione di comunicazione (tolgo il SI), e si può risolvere attraverso una, totalmente fraintesa, idea del perdono (che non passa attraverso una analisi condivisa –nel senso discussa – di ciò che è accaduto). La discussione, intesa come scontro dialettico di opposte visioni è semplicemente qualcosa di negativo. E’ in disuso, ed è percepita come fastidiosa se non patologica. Il concetto di chiarificazione (regno della dialettica) è stato messo in disarmo (e qualcuno l’ha visto galleggiare in un molo periferico del porto di La Spezia).
Per questo assistiamo anche a fenomeni opposti, come la spettacolarizzazione del litigio. Ci divertiamo a vedere in televisione gente che litiga perché lo percepiamo come un qualcosa di proibito. Come quando si vede un film porno: il gusto sta nel vedere e quindi liberare qualcosa che è tabù, che non si fa.
Se nasce un problema, il modo di risolverlo è cancellarlo. Se io desidero fare qualcosa che so potrà ferirti (nulla di più umano), lavorerò per renderlo invisibile. E ciò che è invisibile non esiste. Pensiamo alle nuove funzioni di FeceBook, alla possibilità di rendere visibile una cosa a uno ma non a un’altro. Tutto questo è messo sotto l’etichetta della privacy ma è cosa totalmente distinta. E' la scomparsa di un’etica basata su “io so che te l'ho fatto” e rimpiazzata da “io so che tu non lo sai e quindi non l’ho fatto”. La volontà di non raccontarlo non è solo conseguenza della vecchia e sana vigliaccheria ma anche il rispetto di un nuovo senso estetico dove il negativo è cancellato.
Questa forma di comunicare priva di NO (o di negativo) diventa difficilissima di fronte ai NI (che esistono e come). Parlarsi diventa un vero lavoro di cesello, stressante e sempre pieno di tranelli. I mezzi di comunicazione usati, non a caso, sono sempre quelli indiretti (come un sms) che possono prevedere come risposta, appunto, l’assenza di risposta. La veicolazione di un pensiero indeciso, passa quindi attraverso un SI ma intermittente. Dove la cosa che conta sono, non le parole che si dicono, ma quelle che mancano. Quello che ne nasce è una specie di duello senza armi. Un duello che si perde nel momento in cui, uno dei due cede e fa una domanda diretta: “Ti va di uscire con me, si o no?” “Ti piaccio, si o no?” “Ti va di parlare di ciò che è accaduto, si o no?”. Per quanto la chiarezza è un qualcosa che tutti cerchiamo, e che in determinate occasioni è un bisogno, tutti, più o meno rifuggiamo da un simile comportamento perche sappiamo che è perdente. Perdiamo, se facciamo così, perché manchiamo di senso estetico. Una estetica dove tutto è perfetto. E dove quindi il negativo non esiste e se esiste è cancellato.
“Quest'anno, per la prima volta, il World Press Photo è stato costretto a squalificare un'immagine che era già stata premiata nella sezione sport. I giurati si sono accorti tardi che, con l'aiuto del computer, il fotografo Stepan Rudik aveva eliminato un piede, evidentemente di troppo, tra i giocatori ripresi nella fotografia.”
Capito?
Alcuni mesi fa una coppia di cari amici sposati è andata in crisi e ha divorziato. Lui non faceva che ripetermi “non me ne frega nulla”, ma mentre lo diceva, piangeva. Lei diceva più o meno la stessa cosa, ma senza piangere. Dopo qualche tempo seppi che chiusa nella sua stanza anche lei piangeva e molto. Sta di fatto che la capacità di lei di mostrare indifferenza l’ha resa agli occhi di tutti più forte, e quindi più matura (credo che questo sia una delle cause maggiori della sofferenza di lui). Tutto ciò è normalissimo: lei ha semplicemente dimostrato di essere in grado più di lui di adeguarsi all’estetica/morale in cui viviamo. (in un'altra estetica forse qualcuno avrebbe pensato semplicemente che era più STRONZA).
Jean Baudrillard, “Il delitto perfetto”: "Finora abbiamo pensato una realtà incompiuta, travagliata dal negativo, abbiamo pensato quel che mancava alla realtà. Oggi si tratta di pensare una realtà alla quale non manca niente, degli individui ai quali non manca potenzialmente niente e che quindi non possono più sognare una elevazione dialettica.”
La cosa che più mi interessa è il collegare la comparsa di una realtà perfetta con la scomparsa della dialettica e di un pensiero critico. “Che cosa può fare il pensiero critico, il pensiero del negativo, di fronte all’eliminazione di ogni negazione, ossia davanti a una de-negazione pura e semplice? Nulla!”.
Sono abbastanza vecchio da ricordare quando tutto ciò non esisteva, e abbastanza giovane da essere complice di questa iper-realtà. Sono abbastanza vecchio da ricordare quando esisteva il NO, come parola. E abbastanza giovane da riconoscere che oggi il NO è scomparso. Il NO, oggi, è l’assenza del SI.
Questa scomparsa del NO, e l’abbandono della dialettica, la si nota a tutti i livelli, a partire da quello interpersonale. Un disaccordo si manifesta attraverso una interruzione di comunicazione (tolgo il SI), e si può risolvere attraverso una, totalmente fraintesa, idea del perdono (che non passa attraverso una analisi condivisa –nel senso discussa – di ciò che è accaduto). La discussione, intesa come scontro dialettico di opposte visioni è semplicemente qualcosa di negativo. E’ in disuso, ed è percepita come fastidiosa se non patologica. Il concetto di chiarificazione (regno della dialettica) è stato messo in disarmo (e qualcuno l’ha visto galleggiare in un molo periferico del porto di La Spezia).
Per questo assistiamo anche a fenomeni opposti, come la spettacolarizzazione del litigio. Ci divertiamo a vedere in televisione gente che litiga perché lo percepiamo come un qualcosa di proibito. Come quando si vede un film porno: il gusto sta nel vedere e quindi liberare qualcosa che è tabù, che non si fa.
Se nasce un problema, il modo di risolverlo è cancellarlo. Se io desidero fare qualcosa che so potrà ferirti (nulla di più umano), lavorerò per renderlo invisibile. E ciò che è invisibile non esiste. Pensiamo alle nuove funzioni di FeceBook, alla possibilità di rendere visibile una cosa a uno ma non a un’altro. Tutto questo è messo sotto l’etichetta della privacy ma è cosa totalmente distinta. E' la scomparsa di un’etica basata su “io so che te l'ho fatto” e rimpiazzata da “io so che tu non lo sai e quindi non l’ho fatto”. La volontà di non raccontarlo non è solo conseguenza della vecchia e sana vigliaccheria ma anche il rispetto di un nuovo senso estetico dove il negativo è cancellato.
Questa forma di comunicare priva di NO (o di negativo) diventa difficilissima di fronte ai NI (che esistono e come). Parlarsi diventa un vero lavoro di cesello, stressante e sempre pieno di tranelli. I mezzi di comunicazione usati, non a caso, sono sempre quelli indiretti (come un sms) che possono prevedere come risposta, appunto, l’assenza di risposta. La veicolazione di un pensiero indeciso, passa quindi attraverso un SI ma intermittente. Dove la cosa che conta sono, non le parole che si dicono, ma quelle che mancano. Quello che ne nasce è una specie di duello senza armi. Un duello che si perde nel momento in cui, uno dei due cede e fa una domanda diretta: “Ti va di uscire con me, si o no?” “Ti piaccio, si o no?” “Ti va di parlare di ciò che è accaduto, si o no?”. Per quanto la chiarezza è un qualcosa che tutti cerchiamo, e che in determinate occasioni è un bisogno, tutti, più o meno rifuggiamo da un simile comportamento perche sappiamo che è perdente. Perdiamo, se facciamo così, perché manchiamo di senso estetico. Una estetica dove tutto è perfetto. E dove quindi il negativo non esiste e se esiste è cancellato.
“Quest'anno, per la prima volta, il World Press Photo è stato costretto a squalificare un'immagine che era già stata premiata nella sezione sport. I giurati si sono accorti tardi che, con l'aiuto del computer, il fotografo Stepan Rudik aveva eliminato un piede, evidentemente di troppo, tra i giocatori ripresi nella fotografia.”
Capito?
Alcuni mesi fa una coppia di cari amici sposati è andata in crisi e ha divorziato. Lui non faceva che ripetermi “non me ne frega nulla”, ma mentre lo diceva, piangeva. Lei diceva più o meno la stessa cosa, ma senza piangere. Dopo qualche tempo seppi che chiusa nella sua stanza anche lei piangeva e molto. Sta di fatto che la capacità di lei di mostrare indifferenza l’ha resa agli occhi di tutti più forte, e quindi più matura (credo che questo sia una delle cause maggiori della sofferenza di lui). Tutto ciò è normalissimo: lei ha semplicemente dimostrato di essere in grado più di lui di adeguarsi all’estetica/morale in cui viviamo. (in un'altra estetica forse qualcuno avrebbe pensato semplicemente che era più STRONZA).
Antonino Pingue © 2010 Todos los derechos reservados